Perchè ho un blog

Premessa: avrei dovuto pubblicare un post sul mio viaggio in Guatemala, ma complici un paio di post letti in queste settimane, la musica di Aqualung dei Jethro Tull e la voglia di dire la mia, preferisco rimaneggiare questi concetti sconclusionati, che da un po’ appùnto su un asettico foglio di Evernote.

Ho scritto questo post dopo una serata assurda, piena di inusuali discussioni con Simone, un mio amico di vecchia data, su Willigis Jäger e l'”Essenza della Vita”. Assurda, ma se conosci da 24 anni una persona alla fine gli argomenti te li devi inventare. E devo dire che non si parla mai di roba banale. Tra i vari sproloqui, è uscito fuori che in Germania hanno una parola particolare che non ha traduzione diretta in italiano:

Schadenfreude: è un termine tedesco che significa “piacere provocato dalla sfortuna” (altrui). (Wikipedia)

Poi c’è stato un disastroso Juve-Inter e tutta la poesia è andata a farsi benedire; ma dopo aver letto un paio di post mi è tornata l’ispirazione. E ringrazio, tra tutti, Paola che si è beccata la brutale bozza in anteprima.

Perché ho un blog? Se faccio una ricerca trovo almeno duemila post in merito, in parte scritti perchè è un tema che piace al pubblico, in parte fatti per guadagnare qualche sporadica visita (ne approfitto pure io: che sono meno fesso di altri? Peraltro di blog ne ho due, quello serio si chiama Me4Print.com).

C’è chi giustifica mettendo di mezzo cuore, sentimenti, emozioni e robe che sfiorano per un pelo gli Armony degli anni 90. C’è chi invece parla “tecnico”, di quanto faccia bene essere presente in rete in maniera efficace e dei benefici di comunicare con questi mezzi.

Nel “Chi Sono” scrivo che per me il blog è una casa, un luogo dove passo il tempo libero e che è sempre aperto agli ospiti, anche se perfetti sconosciuti. Ed effettivamente per me è così, un posto personale dove archivio i ricordi, messi lì a disposizione…ma per chi?
Per me, solo per me.
Se mia mamma mi avesse fatto meno egocentrico e con più memoria, non avrei un blog. Terrei i ricordi fissi in mente e li rivivrei da solo con l’aria soddisfatta di chi sa che ha fatto una cosa figa. Perché viaggiare è figo. E li condividerei, certo, ma guardando negli occhi l’interlocutore per assicurarmi che il mio racconto faccia almeno la metà dell’effetto che il viaggio fa in me. E questo è un motivo: mi serve per ricordare.

Poi ci sono due aspetti più pratici: il primo è che ho perso fin troppe foto e averle qui mi assicura una sorta di backup online. Il secondo è che ho problemi di comunicazione familiare, per cui se i miei vedono che scrivo, sanno che sono vivo e che cazzeggio ancora allegramente.

Non sopporto il termine “travel blog” e non ho volutamente intitolato il mio sito “Raffaele’s Trip” perché i “trip” prima o poi finiscono e se devo inventarmi storie per riempire il contenitore, allora preferisco parlare di altro e non solo di viaggi. Perché nella vita non si può avere un solo obiettivo e se anche così fosse, il viaggiare non è tra i più nobili. Anzi, è abbastanza egoistico pensare di voler fare solo quello in tutta la vita.

Per cui, questo nient’altro è che una grande scatola di ricordi che, per mia fortuna, in questo momento si focalizzano sui viaggi e sulla fotografia, una passione coltivata piano piano e che di tanto in tanto mi da qualche soddisfazione.

Scrivere sul blog, peraltro, non è la comunicazione che preferisco: lo vedo più come se lanciassi messaggio nel marasma sperando che qualcuno dall’altro lato risponda in modo chiaro e sincero (soprattutto la seconda). Le emozioni di un viaggio – e più trasversalmente, i ricordi – non possono essere trasmessi così.

Spesso leggo di persone deluse dal mondo del blogging, e qui mi ricollego alla parola tedesca, Schadenfreude. Tutto nel mondo si distrugge perché, in fondo, ognuno di noi gioisce dei fallimenti altrui. In tutti i campi, in tutte le relazioni, ovunque. E in questo non-luogo chiamato blog, dove si intrecciano logiche di lavoro e racconti personali e che qualche anno fa entusiasmava gli addetti ai lavori, è sempre più facile che coerenza e sincerità si vadano a far benedire per interessi diversi dalla semplice condivisione.

Per quello che può servire, rimango dell’idea che un blog non deve mai snaturarsi: seguire una linea chiara e non falsificare i propri ricordi è il modo migliore per scoprire e far scoprire se stessi.

Ai tedeschi lasciamo pure la Schadenfreude, che i crucchi non sono mai stati bravi a godersi i propri successi.

🙂

 

 

3 pensieri su “Perchè ho un blog

  1. E’ la memoria che mi frega, lo dico sempre anche io! 😀
    Avere un sito dove racconto i miei viaggi non fa di me una blogger, e questo lo ripeto da un paio d’anni, perchè in realtà questa parola è entrata nel mio vocabolario solo da quando i social network si sono “impossessati” della mia vita. Io 10 anni fa ho comprato un dominio per aprire un sito di viaggi, certo non un blog 🙂 (beata ignoranza!)
    Quando qualcuno mi scrive per chiedere consigli su posti che ho visto, la prima cosa che faccio è aprire il mio sito, perchè io il nome del tempio piuttosto che il prezzo per l’ingresso non me lo ricordo neanche se il viaggio l’ho fatto 2 mesi fa!!! Capito il livello?
    Non amo scrivere e non sono neanche capace a farlo, ma se penso di aver fatto un viaggio interesante lo racconto, oltre che per la memoria, anche con l’intenzione di aiutare eventualmente qualcuno ad organizzare quel viaggio o a farsi un’idea.
    Lo faccio per me? Certamente, magari però la speranza che qualcuno passi – casualmente – su quelle pagine c’è 😉

    1. Vuoi che ti chiamo un sacerdote specializzato in esorcismi da social network? La condivisione forzata è il male di tutto e noi povere anime dobbiamo pure far i conti con una memoria pessima…non sai quanto ti capisco!

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