Itinerario marocchino – Fez, la medina e i suoi infiniti vicoli

Qui non si sbaglia, c’è solo da camminare! La medina di Fez è un immenso quartiere pedonale fatto di scalini, discese ed inevitabili salite. Se potessero, anche gli asini, unico mezzo di locomozione, farebbero la conta dei passi giornalieri. I miei 15.300 passi hanno coperto un tragitto di quasi 11,18 km e fortuna ha voluto che fossero ben guidati, altrimenti ne avrei fatti almeno il doppio prima di trovare qualcosa in quel marasma.

Fez è una delle 4 città imperiali del Marocco, insieme a Rabat, Meknes e Marrakech, ognuna delle quali ha un colore distintivo (questa è una pillola che mi è stata gentilmente offerta da un venditore di tappeti di Meknes: chi l’avrebbe mai detto!). Rispettivamente blu, giallo, verde, rosso, in ordine così come le ho citate. Questa informazione, l’avessi ricevuta prima, mi avrebbe fatto capire qualcosina in più sia delle migliaia di piastrelle sparse per le mura della medina che delle ceramiche artigianali, rigorosamente decorate col “blu istituzionale”. Per cui, tenete questa annotazione ben a mente appena varcate l’enorme portone d’ingresso della città antica.
La medina, la parte storica di Fez, conta qualche migliaio di stradine: perdersi è un attimo, anche per chi, come me, ai cunicoli e ai viottoli di un borgo antico dovrebbe essere ben più che vaccinato. Ma nella mia storia ci sono chianche bicolore ad aiutare l’orientamento, qui ho dovuto far appello a tutta la memoria fotografica che potevo mettere in campo, oltre ad una buona app che per sommi capi mi faceva capire dove ero capitato.
Tuttavia prendere una guida è stata la miglior pensata della giornata e per questo ringrazio i consigli e gli avvisi degli amici ed esperti della zona: uno dei problemi di Fez è che i commercianti sono a dir poco “insistenti”, e un rifiuto per quanto deciso il più delle volte viene recepito con “ritenta, sarai più fortunato”. E fortunati, in effetti, lo sono perchè di facce irritate dei turisti ne ho riconosciute diverse, e se ci scappa qualche brutta parola è già una cosa buona.
Per questo, per l’orientamento e per arricchire il percorso con qualche spiegazione in più il consiglio è di prendere un “tutor” (tra i 250 ai 300 DH per una mezza giornata, contrattare sempre!) che ottimizza i tempi morti e vi evita spiacevoli discussioni con chi è troppo invadente.
Anche perchè, per quanto si possa leggere, il fascino di una città te lo può trasmettere solo un “local” e una guida, di quelle che ci mettono passione, in questi casi fa la differenza.

Madrasa Bou Inania
Il mio cicerone era un po’ più istituzionale, meno coinvolgente di quello che mi aspettavo ma efficace sui punti elencati prima. Il suo tour prevedeva sia le classiche tappe che il “tour degli artigiani”, che peraltro è uno dei sei itinerari consigliati dall’ente del turismo marocchino:

  • Madrasa Bou Inania; visita obbligata, anche perchè è uno dei pochi posti in cui è permesso entrare ai non mussulmani. Non ho ancora capito come facciano la selezione all’interno, l’uscere è abbastanza accomodante. Costo biglietto 20DH.
  • Bab Boujloud; la porta principale è il vostro “welcome” nonchè la parte da cui iniziare ad esplorare la medina. Ah, ed è anche un ottimo punto a cui far riferimento in caso di smarrimento: i cartelli indicano quasi tutti o nella sua direzione o in quella delle concerie.
  • Museo del legno e dell’artigianato di Nejjarine: da queste parti sanno come sfruttarlo al massimo tant’è che ci hanno fatto un museo apposta, proprio dove si concentra la maggior parte delle botteghe artigianali del legno. Entrata 20 DH (tanto per cambiare).
  • Concerie; il motivo per cui ho scelto Fez si è rivelata anche la più grande delusione, ma in questo caso la colpa è dei fotografi: ti aspetti di vedere quelle immagini da cartolina pubblicate in ogni dove, ed invece il panorama originale è al di sotto delle aspettative. Vale comunque il prezzo del biglietto eh!
  • Il “tour dell’artigianato”; conosco un amico che ha un cugino che gestisce il negozio dello zio che vede delle robe che solo li puoi trovare. Per chi è un tantinello più sgamato, riconosce la fregatura e approfitta della voglia di vendere che hanno un po’ tutti da queste parti. Di affari se ne fanno e le spiegazioni su come viene prodotto ogni singolo oggetto sono comprese nel prezzo.
  • Scuola coranica: qui si insegna il corano agli adolescenti. Insieme alla porta, è stato il mio secondo punto di riferimento: se arrivavo davanti al suo portone, di sicuro sapevo come tornare a casa. Ovviamente l’entrata è proibita, stando al racconto della guida.
  • Parco botanico; parlare di parchi in un posto dove il minimo comun denominatore dovrebbe essere la mancanza d’acqua, sembra quasi assurdo. Ma questo è solo un mio preconcetto, ampiamente cancellato dopo aver visto come tirano su le fontane e il sistema di dighe che di fatto porta acqua dappertutto. Chapeau!
  • Mellah; il quartiere ebraico è una sorta di medina con più aria. In comune hanno la voglia di vendere dei commercianti (ma a Mellah ti diranno che quelli della medina sono troppo “agressivi”) e l’architettura dei palazzi. La parte più ebraica mi è sembrata quella vicino al Palazzo Reale, dove peraltro c’è la Sinagoga (20 DH l’ingresso) e il cimitero (20 DH per il proprietario del terrazzo da cui ho scattato la foto e altrettanti 20 DH per la ragazzina che ci ha scortato durante il tragitto: generazioni che crescono già col “mestiere tra le mani”!).

Nota finale: a Fez ed in particolare alla medina pare ci sia un listino che contempli come taglio minimo 20DH e suoi multipli. Fatevi una bella scorta di pezzi unici che con il resto, poi, è davvero una tragedia!

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