Fez, quella città del Marocco che tanto mi ricorda l’India

Se mi ci avessero portato bendato e, magari, abbandonato in una delle 9000 stradine della medina, avrei pensato di essere ad Ajmer, una di quelle città indiane che più di tutte mi ha lasciato evidenti segni. Di similitudini ne ho trovate tantissime: basta sostituire l’odore del curry con quello della menta, aggiungere qualche commerciante di capi firmati in più ed eliminare i santuari sufi rimpiazzandoli con le più islamiche moschee. Tutto molto più soft che nel Rajasthan, ma il primo impatto è proprio quello li. Poi vedi il cuoio e le pelli esposte in due locali su cinque, le partite del PSG in TV e la voglia matta di interagire che hanno i marocchini (e che in quella parte di India non è così abituale) e capisci che sei in un posto più occidentale di quello che immaginavi.

Mercati nella medina di Fez - Marocco

Fez è un labirinto, e ad ogni svolta d’angolo puoi trovare una sorpresa o qualcosa di spaventoso, diciamo un “Minotauro”, come nel più famoso intreccio cretese.

Nell’elenco delle “bestie”, di quelle spiacevoli sorprese che puoi trovare ad ogni svolta durante la passeggiata, ci metto qualche zaffata rancida di pelle, oppure l’ennesimo butta-dentro che ti vuole far provare uno/dieci/cento prodotti diversi sperando che tu acquisti almeno la metà della roba in vendita. O ancora qualche gallina sgozzata al momento, e vadano a quel paese le regole basilari d’igiene e buon senso.

Ma c’è anche un elenco di annotazioni positive e in quest’altra lista ci metto il sapore del the alla menta, i colori delle concerie, le geometrie delle piastrelle, gli intrecci della stoffa lavorata per ore dagli artigiani marocchini, il fascino delle moschee e le loro entrate monumentali che sarebbe un onore poterle varcare se non fosse per una legge abbastanza restrittiva in merito.

Fez, col senno del poi, si è rivelata una città rude ma con un cuore vivo da scoprire: c’è a chi piace e chi storce il naso al solo sentirla nominare. Per me è stata una sfida: dopo la botta indiana avevo voglia di rimettermi a confronto con una cultura che tanto mi attira quanto mi manda in bestia. Cosa c’è di meglio che cercare il proprio spazio là dove tutto sembra inospitale?

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