Qualcosa di Budapest

In due giorni più che il tipico giro istituzionale non si può pretendere. E la capitale ungherese si presta proprio al turismo da weekend: si fa in fretta a farsi un’idea della città già dalle prime ore di permanenza. Le quali, nel mio caso, mi hanno davvero scioccato. Perchè sono arrivato un venerdi notte con un low cost Wizzair, piombato in una realtà che mi presentava cartoni e rifiuti ad ogni angolo di strada. E un mucchio di persone a rovistarci dentro. Avete presente lo stereotipo di città comunista anni sessanta? Presumibilmente l’atmosfera potrebbe essere proprio quella li. Una città buia e povera, lontana anni luce dall’immagine patinata di certe riviste.

Mai avrei immaginato che sarebbero bastate poche ore per cambiare completamente opinione.

Al risveglio la città era ripulita, tirata a lustro,  viva e illuminata a festa. E nel cuore di Vaci Utca poi, questa atmosfera veniva amplificata dai riflettori dei negozi e dei ristoranti, dai suoni e dalle proposte dei “butta dentro” che, in tutto il mondo, si inventano qualsiasi cosa pur di farti entrare nel proprio locale (il peggiore lavoro al mondo, a mio parere).

Più in là, frotte di turisti ogni giorno lasciano il solco lungo il Danubio, passeggiando sulla sponda che ogni giorno il tram n.2 percorre avanti e indietro per la fortuna degli autisti che si godono il tratto più bello della città. Un percorso obbligato che parte da sud e, risalendo, incontra il famoso Ponte delle Catene, il memoriale delle scarpe e il Parlamento, la struttura più grande d’Europa nel suo genere.

E ancora più in sù il ponte che collega la parte continentale all’Isola Margherita, il luogo perfetto per trascorrere una giornata tra natura e benessere. Tutto ciò concentrato in pochi metri, a dimostrazione che Budapest si farebbe meglio a girarla a piedi che con i mezzi.

Tuttavia, un giro in metro è obbligatorio farlo, visto che le stazioni sono bellissime e la linea M1 (gialla per intenderci) è la più antica dell’Europa continentale, nonchè Patrimonio dell’umanità dal 2002. Per raggiungere il Városliget, ad esempio, bastano una decina di minuti tra le fermate più antiche della città partendo dallo snodo di  Deak Tér. Il piccolo polmone verde a nord est nasconde al suo interno il Vajdahunyad Castle, un edificio in cui non è anomalo scorgere artisti di strada esibirsi con alle spalle il palcoscenico medievale.

Una città che oltre alla parte antica di Buda (a cui vorrei riservare un post dedicato) ha davvero una miriade di attività e luoghi da scoprire. E se ci aggiungete le fantastiche zuppe, il gulash e l’ottimo Tokaj (prendetelo “dry” che è già un vino dolce di suo), diventano davvero tanti i motivi per cui vale la pena fare un giro a Budapest.

Ora ditemi: l’avete messo in calendario?

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