Un bracciale è per sempre (semi cit.)

Bracciali dal mondo

Bracciali dal mondo

Il sottotitolo sarebbe “o almeno finchè non si rompe”, la qualità in questi casi lascia sempre a desiderare. Dietro un bracciale si nasconde una storia, un ricordo, un momento particolare che puoi legarti al polso e portartelo in giro ovunque sei: è un po’ come se un pizzico di viaggio non ti abbandonasse mai.

Sono sempre stato uno di quelli che ama avere i polsi pieni, tanto da farmi venire i calli sfregando ogni giorno con mouse e tastiera. All’inizio erano solo orologi, possibilmente belli pesanti, come se fosse una zavorra per le mani. E spesso ero tantato di metterne addirittura due, magari sopra il polsino della camicia, emulando il celebre e compianto Agnelli.

Poi è successo che, viaggiando, i polsi siano stati presi d’assalto da venditori ambulanti di tutti i tipi che, pure di estorcerti qualche euro, ti ornavano con braccialetti di ogni forma e tipo, spesso anche di dubbio gusto. E io ho sempre lasciato fare, finchè la malattia non mi ha preso e ho iniziato io stesso a cercare il laccetto che più mi corrispondeva: solo dopo ci associavo i ricordi.

E così ad accompagnarmi durante la giornata ce ne sono ad oggi ben 7, gli impavidi sopravvissuti alle viccisitudini quotidiane. Ognuno di loro mi ricorda qualcosa, un momento particolare o un venditore incontrato per strada.

Quello più a sinistra l’ho preso a Kuala Lumpur, al Central Market, che più che un mercato è un piccolo paese con il suo ecosistema. In uno di quei negozi PDM (solo qualcuno capirà l’acronimo) lui è quello che più mi convinceva tra tanti: quando lo guardo, mi viene in mente dei momenti passati in Malesia, delle bancarelle ovunque e di una mattinata rubata al tempo prima della partenza.

Subito dopo, piccolo ma colorato, ce n’è uno che ha una storia nostrana: me l’hanno affibbiato qualche anno fa quando per la prima volta ho visto il Duomo di Milano. Il ragazzo di colore aveva una tecnica tutta particolare (diceva che ero Brad Pitt, io che sono moro, con la barba e con qualche kg in meno di muscoli); i due euro sono stati il giusto premio per l’iniziativa creativa.

In terza posizione un laccetto che arriva direttamente dall’India, di quelli che ti legano dopo aver fatto la tua offerta a non so più quale dio. Sfilacciato com’è, mi ricorda di quelle giornate e di quei posti che un po’ “sfilacciati” lo erano anche loro.

Appena accanto, direttamente da Bali, il bracciale che ho preso di ritorno dalle risaie di Jatiluwih, in un mercato durante una sosta obbligata dal nostro autista: il poverino aveva da far la spesa, altrimenti la moglie non lo faceva entrare in casa. Poverino!

Il caucciù verde viene dal Gargano, durante una gita di pochi giorni al mare. E adesso che quei posti sono stati spazzati via, spero che riesca a resistere ancora tanto tempo o, almeno, finchè tutto non tornerà com’era prima.

(NOTA: stanno raccogliendo fondi per la ricostruzione: a questo link potete partecipare all’emergenza)

I due seguenti di cotone vengono dalla Thailandia: il primo gentilmente offerto dal monaco durante una delle classiche benedizioni (e speriamo che serva a qualcosa :-p ). Il secondo per me è il più importante, perchè mi lega a Huay Pakoot e alla famiglia che con il semplice gesto del nodo mi accoglieva in casa e mi offriva ospitalità. Se tutti i legami si potessero legare come fanno da quelle parti, credo ci sarebbero meno problemi per tutti.

L’ultimo, quello più a destra, l‘ho preso durante una gita al lago di Como. La bancarella è ancora li e il venditore ha un volto di quelli che difficilmente si dimentica: se passate da quelle parti, fategli pure qualche foto, alla peggio vi chiederà di prendere qualcuno dei suoi preziosi.

Di spazio ce n’è ancora, sui polsi intendo: magari tra qualche mese faccio un aggiornamento del post, sui sopravvisuti e sulle new entry che avrò raccolto girovagando per il mondo.

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