Si torna a casa

Un mese fa ero li a scrivere di quanta voglia avessi di partire,  di andar lontano, di scoprire qualcosa di nuovo, di allontanarmi dalla zona sicura che notoriamente tutti chiamiamo “casa”.

Ne ho viste di cotte e di crude: spiagge balinesi remote e quelle più turistiche prese d’assalto dai venditori ambulanti, volontari nelle campagne sperdute del centro Thailandia,  templi di ogni genere, forma, religione, di qualsiasi città. Culture che si assomigliano ma che variano negli aspetti più basilari, che già appena metti il muso fuori da Bangkok, pare essere in un altro continente.

E in un altro continente effettivamente ci sei, una zona di questo mondo che benché la consideri a tratti familiare non è mai quella da cui sei partito, in cui sei cresciuto e che ti ha dato la possibilità di visitarne altri, di continenti.

E questa cosa da queste parti non un privilegio accessibile a tutti, un “reminder” è sempre necessario.

Ho avuto la fortuna di stare in giro tanto, abbastanza da non farmi pesare troppo il rientro. Quello del ritorno è un tema trattato ovunque e da chiunque; quando si torna a casa spesso si ha quella piacevole sensazione di completezza, come se fosse il giusto lieto fine di un libro che di avventure ne ha raccontate tantissime.

Viaggio a Huay Pakoot

Viaggio a Huay Pakoot

Il protagonista del mio libro è sicuramente felice di tornare, ma malinconico al tempo stesso di lasciare le persone, i luoghi e le atmosfere che lo hanno accompagnato in questo pellegrinaggio asiatico. Ma forse una parte della felicità è dovuta dalla consapevolezza che un altra partenza non è poi cosi lontana; chi mi conosce lo sa, l’unico viaggio certo, da un po’ di anni a questa parte, è quello di ottobre (ma la meta è ancora TOP SECRET).

Intanto vi riempiro con i racconti e gli appunti presi durante questo girovagare:meglio metterli in digitale che l’agendina cinese che mi sono portato appresso potrebbe cedere da un momento all’altro.

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