Gospel ad Harlem, spirito e canto in pieno stile black

In chiesa si va di domenica. Per noi italiani (o più in generale cattolici) il rito della messa è scontato. Personalmente non ricordo mai di esserci andato con piacere, ma non vado oltre perchè quello della fede è un terreno minato e di sicuro questo non è il posto giusto per un dibattito. Sarà perchè ero oltre oceano, sarà perchè il mito del gospel americano è più diffuso di quanto si creda, sta di fatto che mai prima di allora la sveglia domenicale per andare ad un rito religioso era stata particolarmente attesa.

Harlem, a nord di Manhattan, è un quartiere apparentemente estraneo al contesto cittadino più giù dell’isola. Enormi stradoni con decisamente meno traffico, piccole botteghe/negozi dalla mercanzia disparata, una concentrazione decisamente più alta di persone di colore. Mi sembrava essere arrivato in un’altra città ed in parte era proprio così. Perchè spesso a New York entri in metro e non sai quello che ti aspetta alla fermata successiva: qualche minuto prima hai grigi ed imponenti grattacieli, subito dopo case a 4 piani e artisti per la strada.

Tra le chiese più famose c’è la Salem Methodist Church, raggiungibile a piedi dalla stazione sulla 125th in meno di dieci minuti. Un edificio fatto di mattoni rossi in chiaro stile newyorkese e che già dall’Upper East Side iniziano ad erigersi lungo gli stradoni a 4 corsie.

All’improvviso ci si ritrova all’interno di un teatro, con l’usciere ad aprirti le porte e ad indicarti la posizione dove sederti. E anche la forma della sala, circolare e a due livelli, ricorda proprio la forma di un’arena.

Salem Methodist Church Gospel

ph. Cabiria Magni

Conoscete il modo di dire “in religioso silenzio”? Ecco, di certo non si addice a questo ambiente, che di silenzioso non ha davvero nulla. Rimasi a bocca aperta nel guardare quanto la gente fosse presa dall’oratore, anzi, dai tre personaggi che ballavano, cantavano e urlavano, invitando i presenti a far altrettanto. E se da questa parte dell’oceano ci insegnano ad entrare in chiesa e far meno rumore possibile, a New York anche pregare non poteva non avere qualcosa di spettacolare. Niente dolore ne sofferenza, solo partecipazione e condivisione.

Ecco, si può essere scettici, può non piacere la musica o il modo esaltato dei partecipanti ma sfido chiunque a non farsi prendere dall’atmosfera del posto. E’ anche questo il modo che ha New York di entrarti dentro.

“If you really like NY, say HEY MAN!”

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