Bevete Porto, il nettare dei viaggiatori

Porto Barca

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Una bottiglia di Porto, Ruby delle cantine Sandeman per la precisione: il mio post sul vino più famoso ed esportato del paese e che ha preso il nome dall’omonima città, inizia da un bicchiere basso riempito fino all’orlo di questo nettare fruttato e secco, che ha nel fiume Dauro e nella stessa città le ragioni del successo. Comunemente Oporto è considerata “solo” una città a nord del Portogallo, che ha nel turismo del vino un motore ben collaudato; nessun visitatore si sottrae all’esperienza delle cantine, quei tour guidati più o meno a pagamento alla scoperta delle tipologie e ai metodi più utilizzati dai produttori portoghesi. Ma pochi si soffermano alla storia delle botti, al trasporto sulle barcos di fusti enormi, al percorso che ogni anno trasforma il concentrato d’uva misto ad acquavite in una bevanda molto apprezzata.

Io il Porto l’ho sempre considerato il vino del viaggiatore; per chi non conoscesse la storia, le uve per la produzione del mosto vengono raccolte lungo le colline del Portogallo, dove il fiume nasce e prosegue in direzione ovest. Lì le temperature calde e meno umide di quelle costiere favoriscono la maturazione rapida; viene imbottigliato lungo il tragitto e messo ad invecchiare in botte, quindi, anche se le produzioni più pregiate prevedono la stagionatura direttamente in bottiglia; una tradizione antichissima, che deve la sua fama ai mercanti inglesi che per primi hanno colto le potenzialità di questo prodotto.

E se a tutto ciò aggiungiamo l’origine fenicia e greca della cultura del vino, che per primi hanno importato le tecniche sul territorio, si fa presto a capire quanta storia ci sia dietro ogni singolo bicchiere.

Porto Sandeman

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Ma torniamo alla storia del viaggiatore; il Porto nasce grazie ai mercanti che, nella storia, sono riconosciuti come viaggiatori per eccellenza. Il vino stesso si sposta, assorbendo i sapori dei luoghi in cui viene lasciato a maturare. E spesso arriva dall’altra parte del mondo, sui banconi di stranieri che ne gustano inconsapevoli tutto il percorso e la storia intrinseca. Ecco perchè tutti i viaggiatori devono provare ad assaggiarlo lungo le rive del Dauro, magari accompagnato da Pasteis de Nata, e lasciarsi raccontare la storia da uno di quei simpatici vecchietti che si trovano sul molo e che di certo non cercheranno di vendervi la bottiglia a fine degustazione.

PS Per dovere di cronaca, oltre al Ruby è doveroso citare il Tawny ed il Lagrima: il primo è la versione più modesta e meno pregiata, fatta con uva di “seconda scelta” e lasciato invecchiare per non meno di 3 anni (in alcuni casi rimane anche 40 anni in botte). Il Lagrima si differenzia sia per il colore che per il gusto, decisamente più dolciastro, derivante dall’utilizzo dell’uva malvasia.

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