#India Day 06: falsa Pushkar

Pushkar

Un po’ più a casa, verrebbe da dire dopo il giro ad Ajmer. Eppure Pushkar mi è sembrata la parte malata dell’Occidente che si fonde con la cultura millenaria indiana. Un connubio disastroso se poi i buoni propositi vengono sfruttati per fini commerciali. Duemila rupie per sentirsi raccontare una storia che ha nelle emozioni e nella spiritualità il cuore pulsante. E per quanti raggiungono Pushkar con qualsivoglia convinzione religiosa, il mio avviso è quello di scappare via da questo luogo, che di religioso ha poco e nulla. Per i turisti da cartolina, quelli da pacchetto preconfezionato, invece, sarà un piacere passeggiare per l’unica via tirata a lustro di tutta la città, dove i piccoli bazar si alternano in maniera ridondante per tutto il perimetro del lago. Visitare i templi, certo, varcare uno dei 52 Gath che conducono al lago e ammirare lo spettacolo di chi ripete un rito fondamentale, lavandosi nelle acque nate dal fiore di loto lasciato cadere da Brahma; decisamente uno spettacolo non da tutti i giorni ma, se si ha la bontà di soffermarsi qualche istante in più, diventa evidente ed accecante quanto artificiale sia Pushkar, almeno quanto il lago posto al suo centro.

Tramonto lago

Sarò stato duro nei suoi confronti, e questo pezzo di storia mi viene da scriverlo solo a qualche giorno di distanza. La cordialità indiana è sempre stata una buona compagnia di viaggio, benchè a volte sfoci in ossessione ed invadenza. Però vedere come un pugno di occidentali condizionino le attività di un’interno paese, mi lascia davvero senza parole. Perchè immaginavo Pushkar un posto più indipendente ed estraneo dalle dinamiche della domanda/offerta; perchè magari qui il mondo finiva veramente appena fuori dalle sponde del lago. Ed invece mi sono dovuto rassegnare al fatto che, purtroppo, per alcune cose, tutto il mondo è paese, e di certo quest’altro posto non ne è fuori.

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