#India Day 02 – Here we go!

Auto indiane

Eccolo arrivato, alle ore 8:00, senza troppi casini e senza troppo veleno. Non ho dormito, ovviamente, ma conosco l’aeroporto di Mumbai come le mie tasche. E anche qualche commesso notturno, con i quali ho condiviso piacevoli minuti parlando un po’ di tutto.

#seiacasaquando ad aspettarti in aeroporto c’è qualcuno che conosce anche solo il tuo nome (e il tuo numero di cellulare, ovviamente). Bene, ad aspettarmi doveva esserci un tale Sundeep, una delle conoscenze che Cabiria (un’altra “scappata di casa” in giro con il suo #icareindia) ha voluto gentilmente passarmi, visto che di India il qui presente pistola conosce solo il the e il sitar.

Un buon inizio, a dir il vero, una mano da stringere e qualcuno con cui parlare. Se fossi riuscito a beccare un ginseng, sarebbe stato perfetto. E invece ad aspettarmi c’era proprio lei, perchè nei casini sono bravo a mettermici e un volto amico in terra straniera dopo 30 ore di viaggio male non fa. Ben fatto Cabi, almeno un motivo in più per partire positivo.

Sundeep poi l’ho conosciuto, e per le sue attività sociali è davvero da prendere come esempio. Naturalmente parlare di questo in un post sarebbe quanto mai privo di senso, ma mi riservo del tempo per raccontarvelo con calma.

Insomma, di Delhi non ho ancora visto nulla , se non un aeroporto quasi deserto e qualche strada chiassosa. Oltre ai volti di chi Delhi la vive sulla sua pelle nel bene e nel male. Aspetto di tornarci a fine giro per confermarmi quanto di buono si può cogliere da una città che, quantomeno, ti da un’aspra sensazione.

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